Comunicazione della Giustizia, le regole

Nata dalla necessità di garantire la trasparenza dell’attività degli uffici giudiziari e con l’obiettivo di aumentare la fiducia dell’opinione pubblica, il CEPEJ – Council of Europe European Commission for the efficiency of justice – ha pubblicato la “Guida alla Comunicazione ai Media ed al Pubblico da parte dei Tribunali e delle procure”.

Le linee guida per orientare gli operatori nella comunicazione esterna, si articolano su due direttrici: l’informazione, che riguarda i rapporti con i media, e la comunicazione, che riguarda i rapporti con utenti e cittadini.

Ecco i punti chiave del documento:

Chiarezza

Comunicare la giustizia non significa ricercare consenso, ma costruire fiducia, fiducia che i cittadini devono riporre nell’azione giudiziaria. 

Il primo strumento per costruire fiducia è la trasparenza, è fondamentale veicolare informazioni corrette, evitando manipolazioni, per questo è necessario saper usare parole precise ed appropriate, chiare. Un uso ampio del linguaggio, che sappia semplificare senza banalizzare.

L’atto giudiziario si trasforma così in “atto comunicativo”, raccontato e spiegato attraverso i media. 

Strategia

Scegliere con cura le parole significa esprimersi con un linguaggio che non discrimina l’interlocutore, ma che lo include. Perché comunicare la giustizia significa svolgere un servizio a favore dei cittadini. L’obiettivo di comunicazione è informare il pubblico sull’attività giudiziaria nella sua interezza e lo si fa con una pianificazione che stabilisce come e quando comunicare, utilizzando tutti i canali a disposizione, dal sito web alle app, dai video ai podcast, senza dimenticare i social media. 

Messaggi imparziali, appropriati, di facile lettura e con rispetto verso i principi di dignità umana (si pensi ai casi in cui vi sono delle vittime, non dare dettagli che possano servire solo a soddisfare una curiosità negativa).

Medium

Su chi può comunicare la Giustizia, il CEPEJ indica tutte le istituzioni e gli uffici giudiziari, comprendendo i PM e gli avvocati, se la situazione lo giustifica. Ma con un avvertimento:

“Il vantaggio della comunicazione proveniente da singoli giudici e pubblici ministeri è che essi hanno familiarità con gli argomenti in discussione. Lo svantaggio risiede nel rischio di comunicazione incoerente da parte delle istituzioni giudiziarie di cui sono membri e l’utilizzo di diverse pratiche personali. Queste diverse pratiche individuali minano la coerenza della comunicazione giudiziaria e espongono i media a difficoltà inutili. Questa situazione alimenta una critica non necessaria nei confronti del sistema giudiziario”.

Allora chi può essere all’altezza della situazione?

Professionista

Saper comunicare è una professione. 

Anche l’ENCJ, la Rete dei Consigli di Giustizia europei, in un Report dedicato all’immagine e alla percezione pubblica della Giustizia, ha affrontato il tema della comunicazione giudiziaria suggerendo la nomina come «spokeperson» di giudici con specifica formazione in comunicazione e l’istituzione di un Dipartimento specializzato che impieghi professionisti della comunicazione.

Rientra nella volontà di rendere accessibile e trasparente l’attività della Giustizia amministrativa, dotarsi di un interlocutore autorevole che mantenga relazioni stabili con i mass-media e che pianifichi la comunicazione, partendo dal monitoraggio costante dell’immagine e della percezione che l’esterno ne avrà. 

In poche parole: tempestività, correttezza e chiarezza.

Comunicare la Giustizia, la guida pratica